MOTOCICLISMO E STILE DI GUIDA: TRA MITI, INFLUENCER E REALTÀ

La MotoGP è in pausa e vi voglio parlare di altro: lo stile di guida. Oggi mi imbatto spesso in “influencer motociclisti”?! Questi pare indottrinino ad avere una postura unica in sella. Se non segui quei dettami, odi critiche, pare che “la moto non chiuda” (la corda)… guarda lì, guarda là, culo qui, culo là. È stato persino raggiunto il livello tragicomico di seguire un motociclista per strada per dare i voti.
La domanda sorge spontanea: “ma chi è ‘sta gente?” Qualcuno si diletta a sfottere chi si avvita in sella. Questi pensano di essere più bravi di Mick Doohan o Schwantz? Dell’indimenticato Abe? O Bayliss?
Al di là del folclore delle loro imposizioni, chi sono? “I tempi sono cambiati, le moto ora si guidano così!” Io ho cinquant’anni, ho vissuto da ragazzo gli anni ’90 in sella, mi regalavano VHS dei campioni della 500, le consumavo, ore e ore, uscivo di casa e sperimentavo, fino a trovare naturale quell’avvitamento (a dx). Ora vivo l’era più sofisticata della MotoGP. E gli stili si somigliano, forse Martin e Miller li vedi estremizzarli, ancor oggi Miller si avvita qualche volta. Comunque, vorrei dire a questi “prof” della postura che la storia ha raccontato vittorie espressione dei più disparati stili: di Doohan dicevano già ai tempi che non avrebbe vinto nessun titolo, ne vinse 5; Rainey era rigido in sella, ne ha vinti tre; Polen due in SBK; Abe ha vinto GP; Schwantz un mondiale; Bayliss tre… voi?
Se qualcuno oggi mi chiedesse: “Mi consigli un corso, Andre?” Gli rispondo sì. Ma non fatene una malattia: il motociclismo è estro, fantasia. Ha saputo raccontare tutto e il suo contrario. Rea, il più titolato della Superbike, sei titoli, ha corso con il più classico degli stili; Toprak Razgatlıoğlu, l’attuale re della SBK, non ha bisogno di sporgersi esageratamente; Marc Márquez, il re delle piste, è lì da guardare. Poi bisogna fare un ulteriore distinguo: dove si guida? In pista o in strada? Viviamo in un’epoca dove si guarda più una foto che quello che si è in sella. Oggi molte moto, o software dedicati, mostrano miriadi di parametri. E chi possiede questi dati spesso tace (tutti egocentrici, poi…?), preferendoli a mistici racconti.
Il motociclismo è una passione bellissima e severa. Non omologhiamola. Diffidate dei vari “la mia elettronica è nel polso destro”, persino i campioni lo sono stati e lo saranno nelle epoche che hanno vissuto e vivranno. Lasciate perdere quelli: “Io mi conosco, sarei troppo matto con quella moto lì”. Divertitevi, con testa, e ricordate che la sfida più bella è quella vissuta con noi stessi. Avvitati, rigidi, classici, disarticolati… A quelli che: “Oggi si guidano così”, ricordo che lo stile del gomito a terra lo aveva J.F. Ruggia in 250 negli anni ’90, a mettere il gomito a terra nelle comparative ci pensò per primo Andrea Mazzali, tester di Superwheels. Ma forse siete troppo giovani per ricordare, ma non in ritardo per studiare. Il motociclismo, lo ripeto, non è una palla: è un melting pot di scienze.
L’Autore: Andrea Costanzo
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