COSA FA UN RE SULLA REGINA?
Ragazze e ragazzi, non so voi, ma cosa c’è ancora da scrivere su Marc Màrquez? Se non ci fossero quelle urla da cronisti tifosi, oppure qualche entusiasmo mal gestito da parte di piloti in giallo, perderei persino la voglia di tediarvi con i miei scritti. A volte, i musi lunghi post gara raccontano più di mille parole.
Otto gare disputate: quattro sprint e quattro full race. Sette vittorie dello spagnolo a fronte di una di Pecco, quella persa mentre era in vantaggio solitario. Quattro sprint su quattro, tre gare su quattro. Quattro pole su quattro! Miglior interprete della versione 2025, inseguito in classifica dal fratello con la 2024. Oggi Alex un po’ troppo carico, sia con Marc che con Diggia.
Dilungarmi sulle gesta che MM ci offre in pista diventa persino noioso. Dall’Igna lo ha voluto e lui sta ricambiando, a riprova della magia che Ducati ha visto in lui. Gli altri hanno vissuto anni nei quali poter passare alla storia scrivendo il loro nome da campioni del mondo.
Ci sta, ovvio. Ma perché non riconoscerlo? Mi rivolgo a Meda e Sanchini: perché non superare vecchi rancori e regalare telecronache meno viziate? Perché non urlare per il Fenomeno, definito da Miller una sorta di reincarnazione, piuttosto che farlo per numeri tutto sommato “normali” nelle retrovie?
Il mondiale non è il Civ, è il mondiale. Chi offende Marc oramai è un frustrato che di moto ne capisce poco. Credetemi, sono finiti i tempi del tifo da stadio.
In ogni caso, vorrei spendere belle parole per Zarco, uno spettacolo su Honda, per Quartararo, che dimostra di essere competitivo, per Ogura e oggi per Viñales, a podio con Ktm, unica moto non Ducati dall’inizio dell’anno. Forse più concreto di Acosta, con quel suo “Marc chi?” che rimbomba ad ogni GP. Forte? Sì, ma umiltà, perché la storia di Marc è ad oggi distante da chiunque.
Chissà se Pecco sul traguardo ha simulato il cannocchiale?
Nel mio piccolo batterò il tasto su questo tema, perché gli appassionati seri meritano cronache imparziali. Meda è un artista della telecronaca e Sanchini non è l’ultimo arrivato: meno musi lunghi, più celebrazioni per chi vince. Perché, se fosse “nazionalista” la questione, il team Gresini è italiano, così come quello Lenovo.
E finiamola con le accuse a Morbidelli, reo di aver fatto perdere tempo a Pecco: ma scherziamo? Ora un pilota deve pure spostarsi? Comunque, siamo solo alla quarta gara, ma tutto è magnifico.