CARLO UBBIALI, LA VOLPE

Con la vittoria nel GP Solidarità di Barcellona, lo scorso 17 novembre, Pecco Bagnaia ha ottenuto il suo 39° successo nel Mondiale, raggiungendo il leggendario Carlo Ubbiali.

Bergamasco come Agostini, Ubbiali è praticamente sconosciuto a buona parte dei trentenni e dei ventenni, anche se si professano appassionati di moto. Persino molti degli abitanti di Bergamo ne ignoravano (e ne ignorano ancora oggi) il passato e le incredibili gesta. Anche fornendo alcuni indizi, difficilmente viene fatto il suo nome.

Ne ho la riconferma ogni volta che chiedo a chi si professa amante delle competizione motociclistiche: «Quali sono i piloti italiani che hanno vinto nove Mondiali?».
La risposta immediata è Valentino Rossi. 

Al che replico: «E chi altri?».
Qualcuno aggiunge, giustamente, Tony Cairoli ma solamente una percentuale sparuta ricorda Carlo Ubbiali. Il che è un peccato perché negli anni Cinquanta Ubbiali è stato il pilota più forte al mondo, anche se complice il fisico minuto non ebbe l’ardire di cimentarsi con le 500, la classe regina dell’epoca.

Sei i Mondiali da lui conquistati in 125 e tre in 250, con 39 GP vinti. Un palmares formidabile per i tempi, sia per il ridotto numero dei Gran Premi stagionali (mai più di sette a stagione) che per la pericolosità dei tracciati e le scarse protezioni a disposizione dei piloti, dai caschi a scodella alle tute sottili fino ai guardrail pericolosamente vicini al nastro d’asfalto.

Ubbiali si cimentò anche al Tourist Trophy: all’Isola di Man prese il via in 15 gare, vincendone cinque, sette volte fu secondo, una quinto e soltanto in due occasioni non vide il traguardo. Proprio all’Isola di Man lo conobbi nel giugno del 2005 perché era stato invitato per una parata di piloti e moto italiane che avevano fatto la storia del TT. Trovai un uomo schivo, di poche parole, ma riuscii ad allacciare i rapporti e a guadagnare la sua fiducia, tanto da essere invitato più volte a casa sua. 

Sulla sua esperienza all’Isola di Man mi disse: «Anche se ai tempi erano molti i circuiti da brividi, il TT era un caso a parte: ci sono muriccioli, case e alberi ovunque che possono rendere fatale ogni errore o inconveniente tecnico. Quando preparavo la valigia per lasciare l’Italia ripensavo a quelli che erano morti e mi chiedevo se sarei tornato. Quando ci congedavamo mia madre faticava a staccarsi. Io mi prefiggevo l’obiettivo di correre scientificamente perché quando uno muore il dolore è tutto di chi resta». Non per niente lo chiamavano la volpe, soprannome che l’ha accompagnato per l’intera carriera.A trasmettergli la passione per le moto era stato il padre Giovanni, classe 1899. Carlo nacque nel 1929 e soli otto anni, il giorno della Befana, salì in sella con il genitore per andare a Milano alla Rosa d’Inverno. Malgrado la giovane età Carlo impugnava il manubrio di quella Mm 250 a quattro marce e tirava le leve di gas e frizione, ricevendo uno schiaffetto ogni volta che grattava. 

L’esordio in gara avvenne alla Coppa Città di Bergamo del 1946 in sella ad un Gilera Saturno: Carlo cadde tre volte mentre a vincere fu il fratello Maurizio . L’anno dopo Carlo si riscattò vincendo sul Circuito delle Mura, con una Dkw 125 prestatagli dal questore di Bergamo, anche se poi fu squalificato perché essendo minorenne non avrebbe potuto presentarsi al via.

Nel Mondiale esordì nel 1949 in 125, in sella alla Mv Agusta con il quarto posto nel GP Svizzera, gara inaugurale del Campionato del mondo della ottavo di litro (250, 350 e 500 invece avevano debuttato tre settimane prima all’Isola di Man con il Tourist Trophy) . Ad Assen (Paesi Bassi) fu nuovamente il migliore dei piloti con la moto varesina, giungendo terzo alle spalle delle Mondial di Nello Pagani e Oscar Clemencigh che a dispetto del cognome era anch’egli italiano.

Ubbiali non riuscì invece a portare a termine la terza ed ultima gara stagionale, a Monza. Ciò lo relegò nella classifica finale del campionato in quarta posizione: complice il sistema di punteggio che premiava esclusivamente i primi cinque al traguardo, quell’anno nella 125 presero punti solamente dieci piloti ed erano tutti italiani in sella a moto italiane, Mondial, Morini e Mv Agusta.

Il quarto posto stagionale fu un’anomalia nella sua carriera perché nelle 11 edizioni seguenti del Campionato del Mondo della 125 Ubbiali sarà sempre sul podio finale: sei volte si è laureato campione,  in tre è stato vice iridato (1950, 1952 e 1954) e in un paio di occasioni (1953 e 1957) è giunto terzo. Una continuità ai vertici straordinaria, ancora più incredibile perché dal 1956 Ubbiali iniziò a correre in pianta stabile nella 250 con cui vinse tre titoli, oltre a giungere terzo nel 1958 e quinto l’anno prima.

E pensare che alla quarto di litro era arrivato per caso, a inizio settembre del 1955: quell’anno la Mv Agusta sembrava pronta a togliere lo scettro del Costruttori alla NSU, bicampione del mondo uscente. Ma dopo quattro dei cinque GP stagionali, il Costruttore tedesco guidava la classifica con 24 punti, uno in più della formazione di Cascina Costa. Per conquistare il titolo la Mv Agusta doveva assolutamente vincere il GP Nazioni a Monza ma dopo le prove del venerdì sembrava condannata alla disfatta. Era uno degli aneddoti preferiti di Ubbiali e pertanto lo rievoco affidandomi alle sue parole: «Le NSU riuscivano a completare un giro in due minuti e tre secondi, un paio di secondi in meno delle Mv Agusta più veloci, così l’ingegner Cella mi disse che dove salire anche sulla 250. Andò bene perché mi misi dietro le NSU in prova di due decimi e le altre MV di un secondo e mezzo. Dopo aver vinto la gara della 125 con 27 secondi di vantaggio su Remo Venturi, cercai di fuggire anche in 250 ma le tre NSU di Hermann Muller, Sammy Miller e Hans Baltisberger non mi mollavano. Alternavo una buona andatura a tirate improvvise e così prima si staccò Muller, poi Miller. Restava solo Baltisberger ma non riuscivo a farlo cedere, però tirando allo spasimo sono riuscito a batterlo di decimi»

Grazie a quel successo l’Mv Agusta raggiunse i 26 punti nel Costruttori, battendo la NSU per due lunghezze e aggiudicandosi il titolo.

Una simile dimostrazione di forza non poteva passare inosservata e così dal 1956 Ubbiali si sottopose ad un duplice impegno. La sua classe lo ripagò immediatamente perché quell’anno divenne il primo italiano a conquistare due Mondiali in una sola annata ma anche il primo pilota al mondo ad aggiudicarsi dieci GP in un anno solare. 

Nel 1956 Ubbiali disputò 12 gare trionfando in dieci, arrivò secondo a Solitude nel GP Germania Ovest della 125 dietro alla Gilera di Romolo Ferri  mentre cadde al GP Ulster della 250 , in Irlanda del Nord, mentre era al comando. Quel giorno, alle porte di Belfast, ne trassero giovamento due svizzeri: Luigi Taveri salendo sul gradino più alto del podio e Maurice Bula che conquistò il suo unico punto iridato in moto. A Bula si deve uno dei libri più amati della storia del motociclismo: “Continental Circus” è praticamente introvabile.

Ubbiali vinse due Mondiali anche nel 1959 e nel 1960, ma la morte del fratello Maurizio, a cui era molto legato, lo indusse nel gennaio del 1961 ad appendere il casco al chiodo.

Aveva solo 31 anni e avrebbe potuto vincere ancora, magari con la Honda che l’aveva interpellato direttamente con il fondatore, Soichiro.

Tornò nel circus dal 1998 al 2002 come consulente del team Givi che schierava Lucio Cecchinello e Noboru Ueda. I risultati furono però solo discreti, mancava un fenomeno in sella alla moto. Uno come Carlo Ubbiali che ha salutato questo mondo il due giugno del 2020, a poco più di tre mesi dal festeggiare i 91 anni. Il due giugno si celebra la Festa della Repubblica, quella che in dodici anni di carriera Ubbiali onorò facendo sventolare il tricolore sul pennone più alto 39 volte.

L’Autore: Giovanni Cortinovis

Trafficante di velocità, coltivatore diretto di statistiche, allevatore di storie bestiali.

Si guadagna da vivere come giornalista dal 2002.
Segue, dal vivo, le road races dal 2005, quando andò per la prima volta all’Isola di Man.

Da allora ha assistito a innumerevoli edizioni di Tourist Trophy, North West 200, Ulster GP, Cookstown 100, Tandragee 100, Armoy Road Races, Olivers Mount Spring Cup, Bush, Killalane, Macao GP.

Una piccola parte di quanto ha visto e appreso su questo universo l’ha riversato nel libro “North West 200: La corsa più bella al mondo” in vendita su Amazon, dove ha raccolto una valanga di recensioni entusiastiche.

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