ROAD RACES MANIA #5: I 40 ANNI DEL PUB DI JOEY DUNLOP
I quarant’anni sono quell’età in cui ci si sente finalmente giovani, ma è troppo tardi.
Lo sosteneva Pablo Picasso e probabilmente l’hanno pensato nei giorni scorsi i superstiti della famiglia Dunlop, in occasione delle celebrazioni del Joey’s bar. Per chi lo ignorasse, si tratta del pub più celebre dei dieci ancora attivi a Ballymoney, la città natale di Joey, Robert, Michael e William Dunlop, la dinastia più vincente delle road races.
Ballymoney è una cittadina dell’Irlanda del Nord, distante una ottantina di chilometri dalla capitale, Belfast. Non va confusa con Ballymena, che ha dato i natali al sei volte campione del mondo Superbike Jonathan Rea.
Il Joey’s Bar è attaccato alla stazione di Ballymoney, sulla linea che da Belfast porta a Derry (Londonderry), e si trova al numero 15 di Seymour Street: nei giorni della North West 200, il meeting di gare stradali sul Triangle da 14 km che collega i paesi di Portrush, Portstewart e Coleraine, a cui assistono ogni anno oltre centomila spettatori, il pub viene preso d’assalto da motociclisti e appassionati di ogni età.
La ragione è racchiusa nei suoi (ex) titolari: il 5 novembre del 1984 il locale divenne infatti di proprietà di Joey Dunlop e della moglie Linda e ancora oggi è gestito dalla famiglia Dunlop. Inizialmente conservò il nome The Railway Tavern (la taverna della ferrovia) e solo in seguito prese quello di Joey’s Bar.
Nei giorni scorsi gli eredi hanno pubblicato il seguente post su Facebook: «Oggi sono 40 anni da quando papà e mamma hanno fatto il grande passo e sono diventati gestori del The Railway Tavern, che in seguito sarebbe diventato il Joey’s Bar. Noi come famiglia vorremmo ringraziare ogni singola persona che ha varcato la nostra soglia in questi 40 anni, siamo davvero grati ai nostri clienti che continuano a sostenere il pub e a mantenere vivo il sogno. Siamo orgogliosi di essere un pub a conduzione familiare che accoglie tutti al bar. Quello che una volta era un sogno è diventato un’eredità che speriamo di continuare il più a lungo possibile. Grazie ancora una volta, Linda e famiglia».Ai lati dell’insegna figurano un’immagine di Joey Dunlop in tuta Honda e un’altra del suo iconico casco Arai giallonero. All’esterno ci sono dei tavoli da pic-nic in cui sedersi e delle botti di legno, utili ad appoggiare le birre nei giorni in cui la calca impedisce di varcare la soglia.
Ogni angolo del pub racchiude curiosità sulle imprese di Joey, a partire dal retro del bancone: in alto, ben visibili sul mobile in legno alle sue spalle svettano sette mercuri alati, statue che vengono consegnate ai vincitori del Tourist Trophy, quattro sulla sinistra e tre sulla destra.
Al centro c’è un orologio realizzato usando come quadrante un’immagine di Joey in sella ad una Honda 125 con lo sponsor Castrol, che gli veniva fornita da Andy McMenemy: con quella moto vinse la gara Ultra Lightweight al TT del 1993, battendo il fratello Robert di 12,6 secondi.
Sul ripiano superiore è invece collocata una moto in legno per bambini di colore rosso con il casco giallo riposto sulla sella e il caratteristico numero tre. Appesa al soffitto, c’è la carena di una Honda Britain bianco azzurra. A fianco, sulla parete, una gigantografia di Joey che spruzza lo champagne dopo aver ottenuto il suo 25° successo al TT, nella Lightweight (250) dell’anno 2000, un mese prima di perdere la vita in Estonia.
Tenendosi il bancone sulla destra e proseguendo dritti si ha accesso ad una saletta al cui centro c’è un tavolo da biliardo con sei buche ma senza birilli, un bersaglio per le freccette e un videopoker. Incastonata in una parete, racchiusa in una teca di vetro, c’è la Honda 250 rossa con tre strisce diagonali nere e lo sponsor RH Payne Bitmac.
Bertie Payne è stato a lungo sponsor della quarto di litro di Joey e nel 2003 donò agli organizzatori della Southern 100 – meeting che si disputa sull’Isola di Man ma sul tracciato stradale di Billown – il Joey Dunlop Trophy, una coppa che è assegnata ogni anno al miglior pilota del meeting: il primo a conquistarla fu Ryan Farquhar nel 2003, seguito l’anno dopo da Guy Martin. Con quella moto Joey conquistò la venticinquesima vittoria al TT, a cui si riferisce la stampa dei festeggiamenti citata in precedenza.
Sopra la moto sono indicati i tempi progressivi dei quattro giri che fece segnare in quella gara, con le lavagnette nere in uso ai tempi: 20’51’’, 41’46’’, 1h03’20’’ e infine 1h24’30’’. Ancora più in alto c’è un suo primo piano con indosso il casco.In un’altra stanza sono esposti diversi dischi freno, catene e candele impiegate da Joey.
Pochi metri più in là c’è uno dei giganteschi cartelli stradali arancioni in uso all’Isola di Man, per indicare la prossima svolta: la sinuosità è quella della curva a lui intitolata, al 26° miglio.
Ma il pezzo pregiato è la Honda RC30 con cui vinse due Tourist Trophy: l’esemplare conservato sotto vetro ha la colorazione biancorossa blu con la tabella verde al cui centro c’è il numero tre e Gemini Oil come sponsor principale. Con questa moto si aggiudicò la gara della Formula 1 al TT del 1988, quando aveva già 36 anni, con un margine di un minuto e otto secondi su Nick Jefferies, zio di David. Lanciata in Giappone nel 1987, la RC30 ebbe un tale successo che la produzione, che doveva concludersi con mille unità così da permetterne l’omologazione per il Mondiale Formula TT, fu estesa fino ad arrivare a 4.708 esemplari prima dello stop definitivo, nel 1990.
Non c’è invece più traccia della Honda RC45 di color nero e argento per anni appesa al soffitto. Con quella moto Joey vinse l’Ulster GP del 1999, dopo aver battagliato con David Jefferies che guidava una Yamaha R1, ai tempi considerata la moto da battere.
Nel pub si possono inoltre ammirare le sue tute da gara, altri trofei, svariati quadri contenenti foto e un’infinità di ritagli di giornale che raccontano le sue vittorie più belle. Oltre alle bevande, al bancone si possono comprare numerosi gadget, dalle t-shirt ai portachiavi, passando per gli adesivi e i cappellini.
Non essendo un consumatore di birra non sono in grado di valutarne la qualità, ma di recente Pub Spy, la rubrica del quotidiano Sunday World che recensisce i pub britannici, ha fornito una valutazione delle bevute al Joey’s Bar, assegnandogli il punteggio massimo, cinque su cinque, contraddistinto dall’appellativo “The Cream”.Nel 1984, quando acquistò The Railway Tavern, Joey Dunlop aveva già conquistato tre Campionati del Mondo Formula TT, eppure spesso lo si vedeva servire dietro il bancone, specie dall’autunno ad inizio primavera, periodo in cui non era impegnato nelle competizioni.
Per i più giovani, la Formula TT è stata antesignana del Mondiale Superbike che vide la luce solamente nel 1988. Un’apripista che dimostrò che si poteva continuare a gareggiare e a dare spettacolo anche con le derivate di serie, nonostante nei GP imperassero i prototipi con motori a due tempi. La F1, classe regina del campionato Formula TT del 1984, prevedeva soli sei round, tutti concentrati tra inizio giugno e inizio settembre: si corse all’Isola di Man, ad Assen (Paesi Bassi), a Vilareal (Portogallo), all’Ulster GP (Irlanda del Nord), a Brno (nell’allora Cecoslovacchia) e a Zolder (Belgio).
Leggermente più lungo il calendario delle road races irlandesi, da fine aprile a fine settembre. Di conseguenza da ottobre a marzo, salvi i test, Joey Dunlop era inattivo a lungo e pertanto si metteva a disposizione della famiglia come barista.
Joey era già un idolo in patria da quasi un decennio, grazie anche al contributo del nonno di Jonathan Rea che nel 1975 lo accolse nel suo team, permettendogli di vincere la sua prima gara in sella ad una 500.
In quegli anni, insieme al fratello Jim, al cognato Mervyn Robinson e a Frank Kennedy, Joey diede vita all’Armoy Armada, un quartetto destinato a fare la storia. I tifosi di questa formazione erano numerosissimi e per accontentarli nel 1976 John Rea (nonno di Jonathan Rea) noleggiò un bus con cui li portava ad assistere alle gare stradali. Indovinate un po’ da dove partiva quell’autobus? Già, proprio dalla Railway Tavern di Ballymoney, poi diventata il Joey’s Bar.
L’Autore: Giovanni Cortinovis
Trafficante di velocità, coltivatore diretto di statistiche, allevatore di storie bestiali.
Si guadagna da vivere come giornalista dal 2002.
Segue, dal vivo, le road races dal 2005, quando andò per la prima volta all’Isola di Man.
Da allora ha assistito a innumerevoli edizioni di Tourist Trophy, North West 200, Ulster GP, Cookstown 100, Tandragee 100, Armoy Road Races, Olivers Mount Spring Cup, Bush, Killalane, Macao GP.
Una piccola parte di quanto ha visto e appreso su questo universo l’ha riversato nel libro “North West 200: La corsa più bella al mondo” in vendita su Amazon, dove ha raccolto una valanga di recensioni entusiastiche.
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