PAGELLE SENZA TREMARELLE | GP DI SAN MARINO
Centosessantatremilacinquecentocinquantotto spettatori hanno assistito nel week-end al GP di Marino e della Repubblica di Rimini. Un valore record per un evento del Motomondiale sul circuito intitolato a Marco Simoncelli. Che tra loro ci siano cinquanta o cento cretini è plausibile, anche solo per il calcolo delle probabilità. Che fischino un pilota durante la gara può starci – anche se non è elegante – se questo può, secondo loro, destabilizzare il rivale.
Ciò che tuttavia trovo inconcepibile è la massa di fischi una volta terminata la contesa. Domenica a Misano c’è chi è andato forte e chi ha fatto schifo, ma quanto meno i tre piloti sul podio meritano il rispetto degli spettatori, se non altro per lo spettacolo offerto. E ancora di più in una gara priva di controversie.
Chiusa questa parentesi, è la volta delle consuete pagelle senza tremarelle, compilate come tutte le precedenti guardando esclusivamente i fogli dei tempi e le azioni in pista. I nomi dei piloti, la nazionalità o il clan di appartenenza non inficiano il giudizio che dipende esclusivamente dal risultato delle due gare del GP, malgrado la Dorna insiste a non chiamare gara la Sprint.
Per determinare il voto finale i piazzamenti vengono parametrati alla moto in dote a ciascun pilota, al team per cui corre e di conseguenza il confronto non può che prescindere dal compagno di squadra: se siete tra quelli che credono che in un box vi siano favoritismi legati al palmares o al potere commerciale di un pilota potete interrompere la lettura seduta stante.
Nelle scorse settimane siamo stati accusati di essere troppo critici con i piloti, senza concedere attenuanti. È verissimo e continueremo a seguire questa linea editoriale perché trattasi di professionisti, lautamente ricompensati per le loro gesta. Per questa ragione le scuse qui stanno a zero, a differenza di altrove dove si cercano appigli per salvare la reputazione di un pilota. Marc Marquez 9: nove? Solo nove dopo la gara che è stato in grado di imbastire? Sì perché lo spagnolo ha mancato il podio nella Sprint e la gara breve fa comunque classifica. Difatti ha incassato 30 punti, rispetto ai 37 ottenibili vincendo entrambe le gare. Si dirà, ma è comunque arrivato quinto nella Sprint dietro alle quattro Desmosedici GP24 dopo essere scattato dalla nona casella. Vero, però il nono posto in griglia dietro anche al fratello Alex è colpa sua, della voglia di strafare che ogni tanto lo contraddistingue. Scattando dalle prime due file, si farebbe fatto largo più rapidamente nella Sprint dove invece era ancora ottavo al sesto giro.
Francesco Bagnaia 8: realizzando la pole con quasi tre decimi di vantaggio su Morbidelli crede probabilmente di avere il fine settimana in discesa. Invece Martin gli rovina la festa del sabato con una partenza a razzo e mezzo secondo guadagnato nel primo giro. Pecco accorcia a 241 millesimi al settimo giro ma è solo un’illusione e deve accontentarsi. Domenica Bagnaia è impeccabile al via, conservando la leadership e in sei giri si costruisce un tesoretto di sette decimi su Martin. Quando il primo inseguitore rientra ai box, il bicampione in carica ha 1,3 secondi di vantaggio. Rallenta e viene passato da Marquez. Fino al 20° giro gli resta a meno di un secondo, ma non ne ha per andarlo a prendere. Ottiene comunque due secondi posti e 29 preziosi punti.
Fabio Quartararo 7: il francese ritrova la grinta dei vecchi tempi e pur condizionato da una moto decisamente lenta conclude entrambe le gare in zona punti: la sua velocità massima è di 296,7 km/h, oltre sei km/h in meno delle migliori Ducati e più di tre km/h di tutte le KTM ed Aprilia. Lui però finge di non saperlo e nella Sprint termina nono, primo dei giapponesi e davanti a tutte le moto di Noale. La pista viscida domenicale lo esalta, portandolo dall’11° posto del terzo giro all’ottavo del settimo giro. Non contento al penultimo giro sopravanza Miller, conquistando un incoraggiante settimo posto.
Brad Binder 6,5: un settimo posto nella Sprint e un quarto nella gara canonica per il sudafricano che si riprende la leadership in KTM. Al sabato è quarto nelle prime battute ma poi subisce i sorpassi di Bastianini, Acosta e Marquez. La pioggia nella gara lunga sembra manna dal cielo ma dopo aver agguantato la terza piazza al settimo giro, cede tre posizioni nell’arco di quattro giri. Con i sorpassi su Miller e Alex Marquez conquista la medaglia di legno.
Enea Bastianini 6,5: è il peggiore delle GP24 sia in qualifica, dove ottiene l’ottavo tempo, a sei decimi dal compagno di squadra, che nella Sprint che conclude in quarta posizione. Con un’altra moto sarebbe considerato un piazzamento soddisfacente, con la superiorità di questo prototipo è invece un risultato deficitario, anche se il ritardo è limitato a due secondi. Ventiquattrore dopo è terzo dopo cinque giri e quando Martin entra in corsia box prende virtualmente l’argento. Ma all’ottavo giro è troppo cauto e si ritrova quinto. Si mette dietro le due KTM solo al 12° giro e per il resto fa gara solitaria, giungendo terzo, ad oltre cinque secondi dalla meno performante GP23. Marco Bezzecchi 5: conquista la prima fila, facendo segnare il terzo miglior tempo ma si mette in moto a rilento e si ritrova solamente ottavo dopo un giro. Alla terza tornata perde il duello con Marc Marquez e nel tentativo di tenerne la scia, al quinto giro, si sdraia alla curva nove. Nella gara lunga parte persino peggio, scivolando al nono posto in poche curve. Quando il tempo cambia risale al sesto posto. Combatte a lungo con Alex Marquez e lo precede, terminando quinto, a quasi 17 secondi dalla moto gemella del vincitore. Un’enormità.
Pedro Acosta 4: galvanizzato dal duplice terzo posto di Aragòn, lo spagnolo conquista il quinto posto in qualifica, miglior pilota KTM. Conferma la sua superiorità sulle altre moto austriache ottenendo il sesto posto nella Sprint anche se patisce il sorpasso di Marc Marquez all’ultimo giro. La domenica parte bene ed è quarto fino alla curva 14 del quarto giro quando perde il controllo della RC16. Riparte ultimo a 19 secondi dalla vetta che diventano 27 in due giri. Sceglie di tornare ai box, firmando la sua condanna. Fosse rimasto in pista sarebbe entrato nella Top 10.
Franco Morbidelli 4: il miglior sabato da quando guida una Ducati, con il secondo posto in qualifica e il terzo nella Sprint, lasciandosi alle spalle Bastianini con l’altra GP24. Terzo è anche al settimo giro della gara lunga quando finisce gambe all’aria, sprecando una ghiotta occasione per fare più punti del compagno di squadra, impresa riuscitagli solo in Germania. Lo “zero” è pesante perché gli costa nuovamente la retrocessione in classifica al 12° posto, ma soprattutto l’ottavo ed ultimo tra i piloti Ducati di quest’anno.
Jorge Martín 4: la Sprint gli frutta il 10 per i riflessi e il coraggio per affondare la frenata alla prima curva. Portatosi in testa ci resta fino alla bandiera a scacchi, guadagnando tre punti a Bagnaia. Ritrovatosi con 26 lunghezze di vantaggio dovrebbe limitarsi, come insegnano tutti i manuali di strategia motoristica, a “coprire” il rivale, copiandone le mosse. Invece al settimo giro, complice il rallentamento del ritmo, pensa di fare la furbata dell’anno, rientrando ai box, unico dei primi dieci. Un azzardo senza senso, meritevole di un 1 e poiché il GP vale il doppio della Sprint in termini di punti, anche in pagella ha una ponderazione doppia. Quindi (10 per 1) + (1 per 2) fa 12 diviso 3 uguale 4.
Maverick Viñales 3: secondo GP consecutivo senza nemmeno un punto all’attivo per Top Gun che nella Sprint è 11°, preceduto persino da Quartararo. Nella gara lunga cede come suo solito cinque posizioni al via, ritrovandosi 16°. Sceglie di cambiare moto, toppando e dopo un’altra sosta riparte 16°. Recupera tutto il ritardo da Martin ma non prova nemmeno ad attaccarlo, evitando di sottrarli quel punto che, chissà, potrebbe servirgli a fine stagione.
L’Autore: Giovanni Cortinovis
Trafficante di velocità, coltivatore diretto di statistiche, allevatore di storie bestiali.
Si guadagna da vivere come giornalista dal 2002.
Segue, dal vivo, le road races dal 2005, quando andò per la prima volta all’Isola di Man.
Da allora ha assistito a innumerevoli edizioni di Tourist Trophy, North West 200, Ulster GP, Cookstown 100, Tandragee 100, Armoy Road Races, Olivers Mount Spring Cup, Bush, Killalane, Macao GP.
Una piccola parte di quanto ha visto e appreso su questo universo l’ha riversato nel libro “North West 200: La corsa più bella al mondo” in vendita su Amazon, dove ha raccolto una valanga di recensioni entusiastiche.