MASCHIETTO, IN QUANTO GIRI A MISANO?

Correva l’estate 2007, Stoner si apprestava a conquistare il suo titolo iridato in MotoGP con Ducati e io, tra un compito delle vacanze e l’altro, disegnavo un fumetto in cui immaginavo una giovane pilota che correva nel motomondiale, in mezzo a tanti nomi altisonanti. Inutile dire che gli amici lo demolirono con un “non accadrà mai”. 

Flash forward di un po’ (tanti) anni. Sulla soglia della timida estate di questo 2024, a Misano prende il via  la prima tappa del Women’s Circuit Racing World Championship, nella suggestiva cornice del weekend del Mondiale Superbike. La prima, storica stagione di un nuovo capitolo del Motorsport di cui personalmente amo parlare. 

25 donne di 18 Paesi lotteranno, nell’arco di dodici gare, per aggiudicarsi la corona di campionessa del mondo e dare un nuovo scossone ad una disciplina sportiva vista ancora come prerogativa maschile.

Seduta all’ombra delle tribune che si affacciano sulla curva del Carro, scambio qualche parola con la mia vicina di posto. È una signora con qualche capello argentato che, come ha voluto definirsi, è motociclista da quando “anche solo vedere una donna accanto a una moto era additato come sconveniente.” (cit.)

Non riesce a trattenere l’emozione: finalmente un Campionato del Mondo femminile, riconosciuto e valorizzato come merita. “Un sogno che diventa realtà”, esulta contenta.

Nel frattempo, attorno a noi le tribune si svuotano, e qualche commento risuona nell’aria momentaneamente tranquilla.

“Una gare di donne? Una noia mortale, non son capaci!” esclama un ragazzotto che sfoggia una tuta integrale intonsa nonostante i quasi 30°.

“Ah, tanto non durerà a lungo sta roba, vedi che la levano presto. Piuttosto mi vado a prendere una piadina e a guardare le ombrelline nel paddock, e torno dopo per la Superbike,” gli fa eco un amico, bardato di tutto punto come se dovesse fare lui la gara.

Maschietto, in quanto giri a Misano? Mi piacerebbe proprio vedere tuoi fantasmagorici tempi… Poi qualcuno ancora mi domanda perché, quando vado a girare in pista, nei box non tolgo mai il casco. Nel momento in cui dovessi mai girare più veloce di qualche ometto, apriti cielo. Storia già nota.

Decido di soprassedere, e mi lascio incantare dallo spettacolo in pista.

Nonostante un sabato funestato dai brutti incidenti di Mia Rusthen e Jessica Howden, il WCR, rigorosamente monomarca su Yamaha YZF-R7, ha regalato emozioni forti e sorpassi da brivido come da tempo non se ne vedevano.

María Herrera, già protagonista in MotoE, ha scritto la storia conquistando due emozionanti manche. La sua sfida con Ana Carrasco, vincitrice del Campionato mondiale Supersport 300 nel 2018, è stata un duello senza esclusione di colpi, che ha tenuto tutti con il fiato sospeso fino all’ultima curva.

Ma il WCR non è solo Herrera e Carrasco: la lotta per il podio è stata serrata in entrambe le gare, con Sara Sánchez, Beatriz Neila Santos, Roberta Ponziani e le altre protagoniste a dar vita a spettacolari sorpassi. 

E se qualcuno ha messo in dubbio il potenziale di queste amazzoni, i fatti hanno parlato da soli: mancava solo la Cavalcata delle Valchirie di Wagner come colonna sonora per rendere l’atmosfera ancora più epica. E se ancora non vi ho convinto, basti pensare che solo nella gara della domenica ci sono stati più sorpassi che in tutte e tre le prove della Superbike messe insieme!

Il WCR è nato, e ha già fatto sentire la sua voce: una voce potente, grintosa e appassionata, che reclama il suo posto nel panorama motociclistico. Non è solo un campionato femminile, è un nuovo modo di intendere le due ruote, un inno alla passione e alla determinazione che non ha genere.

E allora, la prossima volta che qualcuno osa definire il motociclismo femminile “noioso”, si ricordi questo weekend al Misano World Circuit.

L’Autrice: Martina Pasquale

SEO Copywriter e traduttrice che ha fatto dell’amore per la scrittura il suo lavoro.

Innamorata del Motorsport in tutte le sue declinazioni, ha tutt’ora la Febbre Villeneuve – anche se purtroppo non lo ha visto correre – e adora Giacomo Agostini, Casey Stoner e Daniel Pedrosa.

Quando non è in giro per circuiti o a seguire qualche gara, si diletta con passatempi tranquilli come praticare Karate e HEMA (Arti Marziali Storiche Europee).

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