DA GRANDE VOGLIO DIVENTARE CAMPIONE DEL MONDO

E se nascesse a noi un bimbo o una bimba, con la nostra passione? Cosa faremmo pur di vederlo sorridere, correre, su quella minimoto? E se quel bimbo dimostrasse talento, cosa faremmo pur di accompagnarlo in un mondo dove il divertimento, la passione, si mischiano con il rischio.

Un’innocua scivolata, pochi graffi, si riparte, un highside, una brutta frattura, guarirà… o una luce che si spegne, all’improvviso. Quella luce è la più incantevole del mondo, per questo quel buio pesa come un macigno. Ci soffoca, a noi tutti. Si trattasse di un Campione del Mondo o di un bambino che sogna di diventarlo.

È inimmaginabile lo strazio che investe le famiglie, gli amici, il box, e noi tutti. Quando si spegne un Re ci incupiamo, ma quando muore un bambino? Quanti dubbi ci assalgono. Era giusto farlo correre, aveva solo nove anni. Colpa dei genitori? Colpa di un ambiente che non pone limiti?

Ma chi siamo noi per giudicare? Chi può giudicare un genitore per aver regalato un sogno alla propria creatura? Chi più di un genitore conosce quella luce straordinaria di quegli occhi, belli perché pazzi e felici? Chi soffre più di quei genitori? I moralisti? Quelli che vietano, precludono, obbligano i loro figli a essere ciò che non desiderano? Questi hanno diritto di criticare il coraggio di chi si nutre della realizzazione dei propri figli? No. È più gradito il silenzio. Un bambino che ama le moto, che corre in moto non è come gli altri, esattamente come un Motociclista è diverso da tutti. Si fa altro, si è oltre.

Quando mi è capitato di vedere cuccioli di uomo o donna, vestiti con quelle tutine in pelle, con quei caschi, ho sempre visto uomini, donne. Perché la moto li veste da piloti. Ginocchio a terra, staccate, contatti, cadute. Piloti. Punto. Orgoglio dei loro papà, delle loro madri, dei loro fratelli e amici. I genitori di quei bimbi spesso sono persone umili, che si consumano per quei sorrisi.

Non meritano la gogna di altri genitori che si elevano moralmente solo per avere figli che preferiscono far altro, come giocare a palla. Di sicuro confortati da quella fanciullesca passione così distante da quelle lingue di asfalto, genitori incapaci di udire l’aria mentre diventa vento, vento contro, incapaci di vedere mutare la carne in cristallo, e quel cristallo suonare nel vento. Perché la privazione ti può preservare dai rischi, ma toglie, toglie la possibilità di diventare un fulmine, di carne e ossa.

A volte un missile di cristallo cade, e spegne in tutti noi la gioia. Ma per rispetto di quei piccoli eroi, dei loro genitori, impariamo il silenzio. Il rischio spesso è un recettore di vita. Per alcuni è sentirsi vivo. Per altri è solo paura.

Ti dedico queste parole, piccolo Lorenzo, chissà tu non sia già ora un angelo Campione del Mondo.

 

Andrea Costanzo

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